L’ultimo abbraccio al Presidente Franco Sensi

18 Agosto 2008 Nessun commento

Ho appena saputo. Il Presidente Sensi, il nostro Presidente non c’è più. Ho subito cercato quella foto, quella che lo ritrae all’Olimpico, alcuni anni fa, dopo che una partita all’inizio malmessa si era invece incanalata bene per noi e al nostro gol fatidico lui si era alzato in piedi, il pugno della mano destra chiuso, il braccio teso ad angolo retto, tutta la forza e la rabbia espressa in quel "goool! gooool!", girato su se stesso e poi ancora girato verso il campo, con gli occhi che gli brillavano e quel "goool! gooool!" ripetuto e felice. E poi ancora l’intervista del dopo partita, quando il cronista di un’emittente locale gli chiese il motivo di tutto quel suo entusiasmo e lui scattò su con quel modo tipico suo "Ma come si permette! Ma lei non è romanista ? Ma che romanista è ? Ma come fa a non esultare quando segna la Roma ? Ma che razza di domande mi fa ?"

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L’ULTIMO POST DEL ROMA CLUB PECHINO

21 Luglio 2008 4 commenti

 

Fratello qss, qualche tempo fa, senza volerlo mi fece fare una riflessione a voce alta sul futuro di questo blog e quindi sulle parole che sto scrivendo in questo momento e che sapevo sarebbero scaturite da questo mio post.

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OR DICH UN POESIA SU LA PARTENZ DE MANCINE A L’INTER

14 Luglio 2008 19 commenti

Fratelli carissimi, G mi ha onorato del suo commento, ma Qss chiede lumi e siccome le richieste di qss sono ad un tempo un piacere e norme di legge, pubblico di seguito la poesiola che ho scritto l’altro giorno sulla partenza di Mancini e che ho messo sul blog di StefanoASR69 sul blog del Romanista.

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Nel segno di questi due colori, il giallo e il rosso, sempre vincerai!

29 Giugno 2008 35 commenti

Questa storia delle insegne, delle bandiere, dei colori che vincono e di quelli che perdono m’ha incuriosito.

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C’ERA UNA VOLTA……..

22 Giugno 2008 17 commenti

……anzi, c’erano una volta tre regine. Una, notissima, un gigante della Storia, si chiamava Elisabetta I, l’altra quasi altrettanto famosa si chiamava Maria Stuart. Ma nessuno mai si ricorda però di una terza regina, un’altra Maria, detta la Montanara e stasera noi parleremo proprio di lei. Dunque, le tre regine, Elisabetta e le due Marie erano tutte cugine. Elisabetta governava con capacità e abilità politica e, grazie ai suoi corsari e al loro Grande Comandante Capoccione Sir Francis Drake, riusciva a contenere qualsiasi assalto al trono arrivasse da più parti e con l’oro conquistato dai galeoni spagnoli reggeva le sorti del suo grande Paese.

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OBAMA CLINCHED THE NOMINATION

4 Giugno 2008 32 commenti

On a certain, unhappy day, about 3 months ago, David sent me a rightful very angry and quite worried letter. He titled his letter ?Here comes the kitchen sink?. I think you remember those grey days.
On 2008, February, the 27th, I replied him as follows:
?Don’t worry, David, please, tell Barack to be calm and quiet because he is going to be next American President. Barack IS the President because he is always in contact with the real heart of America. Senator Clinton is in dire straits, that’s it, and people can see it very well.That’s why she misrepresented Barack’s opinions.Because she knows she has already lost. So, Barack has only to show the American people that HE IS NOW THE PRESIDENT. God blesses you all. Dario?
This I wrote more than 3 months ago.
Dear Barack,
I sent David that reply because, since 2007, when You began your Presidential race, I clearly felt that, as I wrote, You actually ARE the new U.S. President.
I was just suggesting David to tell you: be yourself, Barack. Very simply.
As you know, Seneca, the great ancient Roman statesman and philosopher, once wrote to Paulinus, a Roman Empire civil servant and great friend of him, that the way to discover an authoritative person doesn?t depend by his words or speeches in the Roman Senate: ?You can just feel him, Paulinus, you just feel his authority as a leader when he is simply moving and walking in front of you: he doesn?t need any word to show his strength?.
So is for you, Barack.
Simplicity is your strength. People all over the world are waiting from America a very simple thing: a fresh and, at the same time, authoritative and reliable new wind that will be able to cancel an heavy period dominated by suspect, fear, war, lobbies? interests, and disclose a new era aimed to develop rights, frendship, sustainable development, justice, peace.
In one word, change, as you well say.
You are giving us, non only to America but to the whole world, the hope of this new fresh wind.
And we all know You are the right one, now.
At last, yesterday evening you clinched the nomination.
I want to thank you for everything you are doing for all of us.
We, the poor, simple, ordinary, suffering people will be always on your side, close to you, Barack.
Just be yourself. Be simple and clear. This is your strength. You should never forget it. And you will win.
Yes, we can. We can now.
God bless you, Barack!

La Roma, i Sensi, il mistero degli acquirenti, Fabio Massimo ed Elisabetta I

28 Maggio 2008 10 commenti

E’ finito il campionato ed è finita la Coppa Italia. E’ finita come l’anno scorso: Roma vice campione d’Italia e vincitrice del secondo trofeo. Se questo è il campionato più bello del mondo e se non è il più bello è sicuramente il più duro, bisognerà convincersi che la Roma è una regina assoluta di questa realtà e che la Coppa Italia è una coppetta solo per gli invidiosi, che in Italia sono più numerosi dei cinesi. Di più. Mentre l’anno scorso l’Inter ci staccò di svariati e in un certo senso imbarazzanti punti, quest’anno fino al 17° del secondo tempo dell’ultima partita di campionato la Roma era Campione d’Italia. Il superamento è arrivato al foto-finish. Vice campioni per un’incollatura, verrebbe da dire. E vincitori della Coppa Italia. Battendo sul campo, ancora una volta, la cosiddetta corazzata Inter. L’orizzonte presenta alcune nubi, un’incipiente, lontana foschia non rende ben visibile ciò che potrà accadere a medio termine, gli uccelli non volano così in alto come la serenità dell’attuale cielo consentirebbe loro. Il lupo fiuta l’aria e ciononostante pensa, parafrasando il grande hm, che la cosa importante sia cercare di vivere comunque con consapevolezza il proprio presente. Quindi, dà un ultimo sguardo agli avicoli che girano a quota medio bassa, alla foschia lontana e alle nubi all’orizzonte e, idealmente, decide di godersi il giusto momento da vice campione d’Italia e da vincitore di nove Coppe Italia – alla prossima ci sarà la stelletta sulla maglia, perfetto. Mi immagino quindi un portico ideale di una mia del tutto ipotetica casa situata in leggero rilievo, una collinetta verde che degrada fino al superbo mare dove l’occhio si perde e sogna, cullato dalla brezza, seduto comodamente sulla sedia di vimini, al riparo dal sole sotto il portico in legno, a sorseggiare un generoso bicchiere di Rosso di Montalcino, il tutto condito da cantuccini alla mandorla. (Se vogliamo sognare, perché non farlo in grande ?) Mentre sorseggio il rosso nettare toscano, e il sole filtra attraverso le assi del patio, sto con quello che c’è. Quello che c’è è molto. Le immagini della festa, un Capitano non giocatore perché infortunato comunque al centro del gruppo vincitore, vestito in borghese ma con la fascia da capitano al braccio e con la Coppa tra le mani. Un entusiasta balcanico che come in un film di Kusturica si impossessa della macchinetta medica e inanella giri di pista con il trofeo in mano. Insieme a lui su quel mezzo ci mancavano i fiati e gli ottoni di Goran Bregovic, ma è come se ne avessimo sentito il suono incessante e ritmato come al circo o allo sketch de “I bulgari” di Aldo Giovanni e Giacomo. Un cileno piccolo ma dal cuore tanto generoso che nel segno di Roma decide di rigenerarsi e rinunciando al suo nome dichiara che da oggi si chiamerà 24 maggio. Un simpatico guascone che, per sorte nato nella Gallia dei cesarici Aquitani, ha oggi definitivamente dismesso le originarie treccine per calarsi nei panni del trasteverino popolano di pinelliana memoria, sfrontatezza testaccina, coltello perennemente piantato sotto al tavolo dell’osteria e motteggi da incallito erede di Roma. Eddaje con l’accento transalpino. Capitano Nuovo che sorride beffardo e abbraccia la ormai “sua” curva, allontanando con l’ascia bipenne, senza dargli molta importanza, l’importuno giornalaio di turno che ha la sfrontatezza di interrompere il sacro rituale con arroganza e maleducazione, come giustamente rileva fratello qss. Il grande vecchio savonese, forte progenie del porto, che dopo aver girato mille mondi e vinto in mille lande qui ha finalmente trovato il suo centro esistenziale. Rosella che si commuove ed esulta come una ragazzina felice, finalmente libera. Il mitologico capoccione che tiene unita e rinserra da oriente a occidente, volando e lanciando reti invisibili con il suo linguaggio forbito e spiazzante, fatto di “intendimenti corretti”, “propositi perseguiti”, ormai epici “homportamenti giust’in campo”, questa fucina di Vulcano che da tre anni forgia incessantemente sul suo sapiente incudine, una materia solida e temprata dalle ripetute battute del mastro, incandescente acciaio infuocato di rosso e di giallo le cui scintille sprizzano estri finalmente liberati, passioni ben guidate, miglioramenti costanti conseguiti con sudore e impegno quotidiani, fiducia costruita giorno per giorno senza alcun risparmio di sé. Un’entità ben definita con un cuore e un’anima ben individuata. E poi il miracolo. Il miracolo che vede la fusione tra l’entità e il suo creatore: la Curva Sud, i suoi tifosi, quel popolo che da generazioni vive il proprio fuoco nel significato e nel segno di qualcosa che è immenso e unico ma che, come dice sempre qss, incardina la propria grandezza in una semplicità struggente, dove per comprendere basta essere in una piazza, sedersi, osservare, respirare. Comprendere. Cum-prendo. Conseguire insieme. Tutti insieme. Oggi c’è questo. Di doman non v’è certezza, è vero. Ma oggi è molto bello. E oggi va vissuto respirando a fondo quell’aria che inebria il Tribuno della Plebe e non solo lui. La storia della Roma vive oggi una fusione di intenti forse irripetibile, dove la fusione di esperienze si fonda sull’identità di obiettivi tra chi va in campo, chi organizza chi va in campo e chi segue con immutato slancio gli uni e gli altri nel nome di Roma. Non ci sono più barriere, non ci sono più ruoli. Il tifoso diventa giocatore perché il giocatore scende in campo come tifoso. La romanità, l’essere romanista si esprime ai massimi livelli perché anche se perdono ma giocano sino allo spasimo, dando il cuore in campo, i giocatori sanno che i tifosi romanisti, ormai fratelli di un unico legame con loro, li attenderanno al loro arrivo all’aeroporto. Condivisione. Condivisione di intenti. Comunione di intenti. In tutto questo, il mio pensiero va a due persone, Franco Sensi e sua figlia, l’AD Rosella. Si parla di loro in questi giorni “al passato”. L’ardore di un’attesa gioia che non si sa se arriverà o no ma proprio per questo fa trepidare, ci fa alle volte definire troppo sbrigativamente e male situazioni e rapporti che meritano invece, in ogni circostanza, ben altra considerazione. Dino Viola e Franco Sensi hanno restituito alla Roma il posto che le merita nella storia degli uomini. Fino all’aggravarsi della malattia, il combattente Franco Sensi ha lottato contro tutto e contro tutti. Sogno ma vivo, allo stesso tempo, anche in questo mondo; probabilmente, se avesse avuto più cospicui capitali e risorse finanziarie, anche un capitano d’industria come lui si sarebbe schierato dalla parte del più forte, già prima dell’era Moggi. La consapevolezza di non poter competere con certi poteri economici e con certi centri di potere ha fatto invece paradossalmente proprio la forza di Franco Sensi. “Avete vinto voi, ma non mi avrete come vostro complice” commenta un disincantato ex sergente Lo Russo in “Mediterraneo” di Salvatores. Così il grande Franco, e come con Viola prima di lui Trigoria diventa un fortino contro l’ingiustizia, contro la Triade, denunciando le storture del calcio italiano, a favore di regole certe e condivise. Trigoria e i romanisti capitale morale del calcio italico mentre al Nord, il decantato Nord del bello e del buono, scoppia Calciopoli. Amarezze, inganni, sgambetti, e lui invece niente, avanti dritto, imperterrito. Fino a pagare con la propria salute fisica tale gravoso dispendio di energie, solo contro tutti. E poi Rosella. La “regazzetta” che secondo i soloni del calcio nostrale sarebbe stata divorata in un sol boccone da Moggi, Galliani e compagni. Rosella Sensi passione fredda, lucida, determinata, che non ama né i riflettori né le grancasse. Che in silenzio si rimbocca le maniche e agisce. Con competenza, con rigore, con severità, incurante degli umori della piazza. “Ho un programma, c’è un progetto, sappiamo cosa dobbiamo fare”. Alzi la mano chi in passato non ha dubitato di tali affermazioni ripetute ad ogni piè sospinto. E invece Rosella lavorava in silenzio. Rosella per metà Fabio Massimo, Cunctator, colui che salvò Roma temporeggiando. Per l’altra metà, Elisabetta I, regina solitaria di un impero in pericolo che parla con i potenti, prende caffè con Girando sulla terrazza, chiacchiera di strategie con un mellifluo Galliani, ma, proprio come il gigante della storia d’Inghilterra, non cede la propria mano mai a nessuno. Gli altri pensano per debolezza. Lei invece sa di farlo per la Ragion di Stato, che per lei ha un nome solo: Roma. Ripeto: ormai costantemente vice campioni d’Italia, due Coppe Italia e una Supercoppa. Il pianto liberatorio di Rosella ha per me un ulteriore significato. La politica e la strategia di Elisabetta sono state coronate dal successo. Con sforzo, fatica e ostinazione quotidiana, malgrado tutto e tutti. Onore a Elisabetta regina, quindi. E adesso ? Mi scosto leggermente colla testa oltre il patio, per osservare nuovamente il cielo mentre mi verso un altro bicchiere di rosso. Le nubi lontane sono sempre là, il sole non le ha sciolte né ha sciolto l’avanzante foschia. Gli uccelli volano sempre più di rado. Elisabetta ha vinto, ma i forzieri dello Stato sono quasi a secco, almeno così dicono gli esperti. I coraggiosi corsari che siamo tutti noi, tifosi, giocatori, capoccione, Bruno che c’è n’è solo uno, Pradè, non riescono più ad avvistare galeoni spagnoli da conquistare moltiplicando al massimo tutti i propri sforzi in ogni battaglia, in ogni assalto, in ogni impegno. E senza l’oro spagnolo, si sa, la Corona vacilla. Ecco, stiamo osservando proprio questa Roma corsara, questa Roma d’arrembaggio, che è riuscita dove altre Rome che l’hanno preceduta non sono riuscite, a giungere fino al nocciolo duro dell’essere romanista, cioè lottare ogni giorno senza tregua cercando con il proprio cuore ed il proprio coraggio di sopperire al divario che la separa dalle ricchezze dei potenti del Nord. E’ stato grandioso e bello sentire ognuno di noi attori, ciascuno nella sua parte, consapevolmente responsabili di quel piccolo pezzetto di operosità, di contributo personale che era richiesto ad ognuno di noi e che ognuno di noi ha vissuto con dedizione totale. Senza risparmio. La necessità aguzza l’ingegno e spinge a superare i propri limiti. Come osserva l’amico Ortega, di cui vi riporto il link nella colonna qui di lato alla Sezione Amici del Romaclubpechino, la squadra degli zoppi è la più forte. Perché non s’arrende mai. Perché dove non arriva con la corsa, alla fine te tira appresso la stampella come Enrico Toti, pur di cercare di vincere. E’ questa la ragione per cui, con buon diritto, noi romanisti possiamo ragionevolmente osservare con signorile distacco dall’alto in basso chi viene ciclicamente favorito dalle proprie ricchezze e non dai propri meriti a fatica conquistati sul campo. Si parla di nuovi pretendenti al trono. Saranno capaci, se arriveranno, di apportare quell’oro così necessario ma ad un tempo stesso di saper conservare questo spirito romanista integro, puro, fuoco combattente e nobile ? Saranno onesti nei loro intenti e non vedranno invece nella Corona un’occasione per arricchirsi ancora di più e per poi fuggire, magari, all’improvviso con i forzieri sigillati in una di quelle lontane colonie che il coraggio dei corsari avranno nel frattempo conquistato? Certo sarebbe bello se, chiunque regga la Corona, riuscisse a mantenere questo miracolo emotivo che è oggi l’universo Roma. Scrive Davide sul blog di Paulo Roberto: “La cosa che ho pensato è che vedendo quella festa ho sentito che questa città ha il bisogno di scoppiare di gioia”. Spero che si riesca tutti, in un giorno non lontano, a far scoppiare questa città della gioia di cui ha fin troppo bisogno. Forza Roma al di là del tempo e dello spazio.

?MALITIA SUPPLET AETATEM?

11 Maggio 2008 20 commenti

La notizia del giorno mi sembra sia questa del giovane sedicenne Petrucci, astro ? pare – nascente degli Allievi Nazionali del settore calcistico giovanile giallorosso e della Nazionale italiana Under 17 che nelle scorse ore avrebbe firmato un contratto, molto ponderoso per la sua giovane età, con il Manchester United, con tanto, sembra, di casa gratis per lui e i suoi genitori garantita dai red devils insieme al trasferimento di tutta la famiglia da Roma in Inghilterra. Secondo il giudizio di molti esperti, il ragazzino sarebbe stato deputato a ereditare in futuro, naturalmente, la casacca del Capitano, di cui si appresterebbe ad emulare le gesta già con 17 gol realizzati in 19 partite nell?Under 17. Alcune riflessioni e insoliti collegamenti sono sorti spontaneamente sulla vicenda. Vicenda inusuale ma non isolata, per la verità: molti ricorderanno infatti l?analogo caso che, circa quattro anni fa, vide coinvolto l?allora diciassettenne ex ? sempre ? giallorosso Raffaele De Martino in un burrascoso quanto stranamente repentino passaggio al Bellinzona, in Svizzera, per poi approdare prima a Treviso e giusto un anno dopo, all?Udinese. L?Udinese, avete presente ? Si, quella stessa Udinese dove campeggia il titanico Leonardi, quello che si inalbera e che tuonando minaccia ogni volta la Roma a destra e sinistra accusandola di scorrettezza nelle trattative del calciomercato solo perché il nostro allenatore e/o i nostri dirigenti ?osano? dichiarare che alcuni giocatori dell?Udinese sono bravi. La prima riflessione, così, in ordine sparso, è che la gratitudine non è di questo mondo. Il giovane Petrucci e la sua famiglia hanno tutto il diritto di pensare al futuro come meglio ritengono, per carità. Solo che se il ragazzo è arrivato dove è arrivato ed è riuscito a mettersi in mostra anche a livello internazionale, oltre che per le sue capacità, è stato per un vero e proprio investimento di risorse, di energie e di passione che l?AS Roma gli ha dedicato negli anni delle giovanili con tutte le sue strutture e con tutto il suo staff di qualità così elevata come riconosciuto da sempre in Italia e all?estero. A tutto questo impegno e questo lavoro, da quello che è dato conoscere di questa vicenda, oggi sembra proprio che il giovane Petrucci e le sua famiglia abbiano dato un calcio in maniera improvvisa, goffa e sonante, buttando per aria un tavolo costruito giorno per giorno con attenzione e cura, la stessa che dicevamo ha fatto emergere negli anni il settore giovanile romanista. Un calcio di troppo, così, sgangherato, senza remore e senza rimpianti. Senza la minima riconoscenza, verrebbe da dire. La seconda cosa che colpisce è la giovane età del neo acquisto inglese. Le società sembra che adesso siano orientate ad andare a scovare talenti sempre più giovani. Arriveremo di questo passo ai contratti proposti ai divezzi e ai semi-divezzi perché riescono a lanciarsi la palla con le formine in rilevo senza farla cadere per terra ? Quel che è certo è che l?industria calcistica, il circo calcistico, direi, con tutto il suo carrozzone di sponsor, merchandising, diritti televisivi, miliardi investiti sul serio e miliardi flagitati per i gonzi, sta arrivando a ridosso di un?età sempre più giovane degli attori di questo show-business. Con il risultato, proprio di una società dove regna sovrano un ?mercato? sempre più cinico e senza regole, di schiacciare impietosamente un?età che ha invece tutto il diritto di essere ancora innocente e inconsapevole, dedita al divertimento puro, all?entusiasmo e alla passione, sotto il peso del denaro e dell?interesse, cose ben più grandi di un ragazzino, portando così a bruciare sempre prima le necessarie tappe della vita nelle quali i ragazzini devono avere ancora il diritto di essere e di vivere la loro giovinezza spensierata e compito dei loro genitori dovrebbe essere quello di cercare di farli crescere con la maggiore serenità possibile proteggendone la crescita con amore e senza strappi. Come dice il bardo giuridico, è pure vero che in molti casi ?malitia supplet aetatem?. E? il caso del sedicenne che mostra tali capacità imprenditoriali, nonostante la giovane età, da essere immesso anticipatamente, con una sentenza del giudice in tal senso, in quella piena capacità di agire che, invece, secondo la normale applicazione della legge, egli avrebbe potuto conseguire solo dopo, al compimento della maggiore età, con i diciotto anni. O di quei giovani che chiedono di essere ammessi a contrarre matrimonio, presentandosi determinate condizioni, sempre prima di aver compiuto i fatidici diciotto anni. In tali casi, la legge riconosce al giovane istante il possesso di una capacità di discernimento superiore rispetto a quella ordinaria dei suoi coetanei e, dopo il giudizio, lo facoltizza, se lo ritiene, con un apposito provvedimento giurisdizionale, ad agire nel mondo come se avesse già raggiunto quella maturità propria della maggiore età. E? una finzione giuridica, è vero, ma è resa possibile proprio in quanto, in tali casi, la ?malitia?, la scafataggine, diremmo a Roma, è di tale entità che da sola si rivela sufficiente a supplire alla naturale maggiore esperienza che verrebbe conseguita solo con gli anni che resterebbero fino alla maggiore età. ?Malitia supplet aetatem?, supplisce da sola all?inesperienza dell?età minore, appunto. Qui si dispiega un ulteriore spunto di riflessione, che seguirebbe la diceria che, in fondo in fondo, i giocatori di pallone sempre di bambini cresciuti si tratterebbe. ?Beh, ha ricevuto quell?offerta, che doveva fare, non lo sapeva, poverino?..loro sanno solo giocare al calcio?..ci ha pensato il suo procuratore a scegliere il meglio per lui?. Cambiandogli squadra con un contratto sempre più ricco di prima. Quante volte abbiamo sentito una frase del genere. Anche purtroppo, recentemente e meno recentemente, riferita a giocatori romanisti che, mostrando all?esterno un?insicurezza da bambini spauriti, si sono in realtà appoggiati al sicuro bastone di chi li rappresenta con una procura. Il primo fu lo stesso ?divino? Falcao, che improvvisamente apparve al mondo come se fosse incapace di fare un solo passo senza il suo procuratore Cristovao Colombo Miller ?che per me è stato come un padre, ha gestito tutta la mia carriera fino qui?, furono le sue parole allora. Di Falcao tutti ricordano sempre l?aspetto del ?re di Roma?. Pochi ricordano invece l?avvilente sceneggiata che, come una telenovela di serie B, appena una settimana dopo la conquista del secondo scudetto lasciò tutti noi romanisti sgomenti, con tanto di mancate risposte alla convocazione da parte del giocatore in Brasile, di diktat della Società, di sbattimenti di porte, di furiose esternazioni sui giornali. Quella volta, per convincere dopo tre mesi di tira e molla un ?confuso? Falcao che, sempre confusamente, stava però firmando o forse aveva già firmato per l?Inter ? ancora tu ? ma dopo Chivu non dovevamo non vederci più ? ? grazie ai ? per lui ? buoni uffici di Colombo Miller, quella volta, dicevamo, dovette addirittura scendere in campo Andreotti, con una sua telefonata diretta a Fraizzoli. Fraizzoli, all?epoca presidente dell?Inter, capì e lasciò tornare la pecorella smarrita e ?confusa? Falcao all?ovile di Trigoria. Il secondo potremmo dire fu Emerson?..gli altri potete dirli voi stessi. I procuratori visti come genitori, come prosecuzione della famiglia per giocatori di calcio adulti ma ?che non hanno avuto il tempo di crescere? e che quindi affidano la gestione dei loro interessi economici a chi ?ne capisce di più?. E? vero che non si può generalizzare e i galantuomini si trovano anche nel mondo del calcio. Esempio né è il nostro Capitano, insieme a Danielino nostro. Ma personalmente, alla luce di questi episodi, ritengo che nè i giovani aspiranti calciatori, né i loro maturi colleghi professionisti siano più da considerare degli eterni bambini che non sanno mai decidersi su cosa è meglio fare. Salvo poi immancabilmente decidersi a fare sempre ciò che a loro conviene di più economicamente. Quindi se i calciatori sono eterni bambini per loro eternamente vale il detto ?malitia supplet aetatem?; qualsiasi età essi abbiano, dai quindici ai trentacinque anni e oltre. Alla fola del calciatore inesperto e gigione non crede più nessuno. Il professionismo calcistico si abbassa paurosamente di età. E? un fatto con cui si dovrà fare i conti fino in fondo in tutte le sue implicazioni. Come si dovrà fare in conti con la concorrenza, se leale o meno decidete voi, di chi come il Manchester United è bellamente e impunemente venuto a fare shopping a Trigoria. Anche qui basta la parola. Manchester United. Non gli è bastata la finale di Champions ai nostri danni, evidentemente. Si mette pure a fare ??.sottrazione di minori calciatori giallorossi, per fare una battuta acida. Se avevamo un motivo di risentimento, prima, oggi ne abbiamo uno in più. Un?altra beffa, un altro gesto beffardo, come quello di tenere in panchina orecchie a sventola e Cronaldo nella partita di ritorno dei quarti. Che signorilità, non c?è che dire! La stessa signorilità che mostrò il baronetto Fergusson al momento del calcio di rigore per la Roma poi sbagliato da Daniele, direi. E allora, non so perché, mi sono visto questo giovane calciatore che oggi lascia Roma e la Roma per i lidi e le sirene inglesi, e me lo sono visto, magari tra qualche anno, in Champions con la maglia del MU contro di noi. E non ho potuto fare a meno di pensare ai ?marrani?, quei guerrieri, sia crociati che si convertivano all?Islam, sia islamici convertiti al cristianesimo che, dopo la conversione, in battaglia erano i più feroci e spietati contro le schiere dei loro vecchi compagni d?arme, a qualunque schieramento appartenessero. Mala tempora currunt??????

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IL GRANDE PAULO-HM

24 Aprile 2008 7 commenti

 

Il grande hm, alias Paulo Roberto, vecchio, grande amico del RomaClubPechino, da diversi giorni tace.

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ROMA – LIVORNO

19 Aprile 2008 6 commenti

Il titolo potrebbe essere "Se non chiudi il risultato quando domini, non va bene".

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